[Recensione] Erica Mou: “Nature”, dal latino: “ciò che sta per nascere”, il nuovo lavoro in uscita oggi.

Recensione a cura di Pia Coppola

Yesterday’s sun where did it go? But I’m still hoping. Il sole di ieri dov’è andato? Ma continuo a sperare.

Erica Mou è tornata oggi, 10 settembre con un nuovo lavoro, ma non come sempre per trasportarci nel suo mondo, per lasciarci solo cullare dalla sua voce come se fosse un cantastorie su un carillon che gira intorno a noi.
Questa volta è tornata per darci la possibilità di camminare al suo fianco, per prenderci la mano, per resistere, per non arrenderci, per sentirci normali nel momento in cui un piccolo angolo diventa il nostro rifugio e non riusciamo più a guardare cosa c’è fuori dalla finestra.

Con “Nature”, il titolo del nuovo disco approda con nuove sfumature di scrittura, in cui, alternando anche l’uso delle lingue, dall’italiano all’inglese, passando per il dialetto della sua terra (la Puglia), associa in ogni brano elementi e processi della natura ad emozioni e comportamenti degli uomini e delle donne.
Un disco prodotto dalla stessa Mou insieme al polistrumentista britannico MaJiKere realizzato tra la Puglia, Tolosa, Milano e Londra. In qualunque lingua la si voglia leggere, Nature è una parola che racconta l’essenziale, il futuro e la pluralità, con sfumature diverse. In italiano ci spiega della varietà degli esseri e dell’essere. In inglese parla della bellezza dell’universo.
In francese sottolinea la mancanza di artificio.
In dialetto pugliese allude alla sessualità che produce vita. Nature è una parola che etimologicamente, dal latino, è un verbo al futuro, una nascita senza fine.


La tracklist è composta da 11 tracce, tra cui una cover di SONO UNA DONNA, NON SONO UNA SANTA della celebre canzone interpretata da Rosanna Fratello cinquant’anni fa, è il femminile di una natura sempre florida, che sfida col desiderio i tabù di ogni tempo e una Bonus track: FELICIDADE (versione italiana) feat.MarceloJene.

L’album si apre con Fuori dal letargo per esprimere fin da subito il salto nel vuoto che si avrà ascoltando questo disco. Un passaggio lento nell’immobilità fino alla presa di coscienza della vitalità, dell’aria, del salto che si può compiere aprendo le braccia e iniziando a volare.
Si prosegue con Lo zaino sul treno, Cinema, Animals ed Erodere, l’ultima in duetto con Zibba.
Quattro tracce che tra di loro cercano quasi di narrare una storia che inizia e non si conclude, dalla negazione dell’affetto, dallo scudo di sentimenti che una persona crea intorno a sé come autodifesa, ma che vede ancora una volta la natura evolversi e avere fiducia nel futuro, in qualcuno che sarà migliore di noi, capendo che il modo migliore per farlo è attirando l’altro a sé, vedendo l’amore come un rito in cui si è allo stesso momento cacciatori e prede, nonostante ci sia l’inevitabile sgretolarsi della roccia, inteso come l’amore, come l’essere umano che non ha difese contro il tempo e la necessaria e immancabile perdita di una parte di sé.

Neinde (in dialetto pugliese: Niente) è la morte, il nulla che, per contrasto, fa risplendere la bellezza della vita. Erica utilizza il dialetto del suo paese natale per descrivere il ritorno all’origine.
A ring in the forest è la circolarità del vivere che si espande, si replica e cresce come i cerchi di un tronco d’albero che ne rivelano la storia.

Il disco si conclude con maremadre, una breve strumentale in cui ascoltiamo il suono del mare, l’acqua intesa come origine di tutto, ma citare l’ultimo brano è solo per lasciare spazio e un giusto sottofondo a due brani che potremmo definire l’apice di questo capolavoro: Two left feet e Sul ponte.
La prima citata è l’asimmetria, l’imperfezione, la difficoltà di coordinarsi nel caos, la ricerca di equilibrio e flessibilità, il “come stai?” a cui non sai rispondere, a cui non sai mentire, il sole che sparisce e ti chiedi dove sia andato, ma che non ti fa sentire smarrito ma speranzoso perché se non domani, sai che prima o poi ci sarà e tornerà.
Sul Ponte è perfetto per concludere questo cammino al suo fianco e iniziare il nostro.
Una promessa di resilienza, di resistenza ai dubbi, agli ostacoli, la promessa ad affrontare la vita che capita inevitabilmente tutti i giorni a chiunque ci circondi, per stringere a noi questa natura, questa vita che ci avvolge, per stringere noi stessi, i nostri legami e chiunque ci riporti ogni volta in questo ciclo immenso e senza fine, come il suono del mare, che dà vita ogni giorno a nuove onde e speranze.