[RECENSIONE] : Wrabel: ‘THESE WORDS ARE ALL FOR YOU’ il disco che segna il debutto solista dell’affermato autore, un viaggio nella vita e in sé stessi.

recensione a cura di  Pia Coppola

Cosa potrebbe guarire il dolore di un cuore spezzato? Cosa potrebbe raccogliere i pezzi e inquadrarli come un’opera d’arte? Queste parole sono tutte per te e ti auguro ogni bene

C’è stato un momento particolare che non saprei descrivere quando ho letto di avere la possibilità di poter recensire l’album di debutto del tanto acclamato Wrable, la sua storia è stata anni fa una porta che si spalanca davanti agli occhi, musicista, cantante ed autore di hit planetarie, nato e cresciuto a Los Angeles in una famiglia molto tradizionale e clericale, dopo aver fatto coming-out nella sua parrocchia, l’artista, allontanatosi, si concentra sulla sua carriera musicale e durante un tour entra in contatto con due teenager transessuali, accompagnati dalla loro famiglia e stupito dall’accettazione e dalla semplicità con cui i due giovani vivevano le loro scelte, Stephen compone ‘The Village’, tra i suoi singoli di maggior successo, con oltre 61 milioni di streaming in tutto il mondo.

Impossibile restare indifferente quando si ha di fronte il suo vissuto, il suo dolore e il suo successo.
L’album non si distacca da ciò che si riconosce come qualcosa pensato e ideato da lui, anzi, è ancora una volta una certezza, non di quelle che lasciano annoiati e senza entusiasmo ma una di quelle che mi ha portato a esclamare “eccolo”.
Quindi vi consiglio di chiudere gli occhi e di immergervi con me in questo racconto di amore, speranza e rivincita, perché l’accettazione più grande non arriva dalle persone che ci circondano, ma da noi stessi. 
Con 2,8 milioni di ascolti mensili solo su Spotify, Wrabel è finalmente pronto al debutto solista con “these words are all for you”, una collezione di brani interamente scritti da lui che segnano il glorioso culmine di tutto ciò che l’artista ha compiuto finora nella sua straordinaria carriera in continua evoluzione.
Tra testi personali ed introspettivi, esplora i temi dell’amore in tutte le sue forme: amore infranto, amore per se stessi, compassione e redenzione, accompagnando i suoi potenti testi con una calda presenza vocale, quest’album segna un nuovo capitolo per il celebre autore, tra gli artisti emergenti più versatili e potenti della musica moderna.

L’album è composto da una tracklist di 11 canzoni: Good, Wish you well, Back to back ft Duncane Laurence, nothing but love, London, Don’t pick up the phone, cars, let love in, it’s us ft Madi Diaz, Pale blue dot, love is not a simple thing to lose.

“Cos’è l’amore? Perché mi sento come se non fossi mai abbastanza”, riguardo a ‘back to back’, brano da cui una frase è capace di far guardare il cielo in cerca di una risposta, Wrabel afferma: “Nelle relazioni, per me è assurdo come a volte le cose più piccole possano causare le più grandi spaccature.
Ho sentito spesso dire “non andare mai a letto arrabbiato”.
Che si tratti di rabbia o tristezza o qualcosa del passato che ribolle in superficie, è una sensazione terribile.
Anche se condividi lo stesso letto, puoi sentirti a mille miglia di distanza.
Ma la speranza è che tutto ciò che serve è una spintarella, una svolta, anche una sola parola per riconnettersi e colmare il divario.
Questa canzone è stata scritta con persone speciali “Léon e Kurtis McKenize (ex The Arcade)”  è stata una delle canzoni più importanti per me dai tempi in cui l’abbiamo scritta.
Registrare e pubblicare questo con Duncan è un sogno che diventa realtà”. In “Nothing but the love”, Wrabel canta l’amore e dei suoi probabili effetti sulle persone che vivono intensamente questo sentimento.
La paura di vivere da soli, di essere abbandonati dal proprio amore, ma la forza che quest’ultimo sa dare, di quanto gli esseri umani abbiano bisogno di questo sentimento per poter realizzare qualcosa di grande in sé stessi e nel mondo.
Per quanto riguarda il video, diretto da Michael Thomas, con la collaborazione del ballerino Layne Paradis Willis è meravigliosamente coreografico e sembra un risveglio spirituale. Wrabel dichiara a proposito del video: “Questa canzone è così vicina al mio cuore.
L’unica canzone che ho scritto da solo nel disco. Con la direzione di Michael e il movimento emotivo di Layne, volevamo mostrare che qualcuno o qualcosa mi sta mostrando come esprimermi, mostrandomi il flusso dell’espressione. Per rispecchiare l’amore, sono così grato di averlo trovato”
.

È il classico Wrabel: splendido falsetto che svetta tra i mormorii corali, una consegna vocale confessionale piena di sentimento accentata da ogni tasto del pianoforte, testi che si allineano tra un mondo che li rende universalmente riconoscibili ma allo stesso tempo profondamente personali e come una pagina presa dal suo diario privato “good” è un’esplorazione seria e onesta delle parti spaventose e incerte che appartengono a tutti noi che ci legano insieme come esseri umani.
La voce, l’atmosfera creata dalla sua musica e dalle sue parole è un braccio teso per un amante – ” baby, lascia che una cosa buona sia buona… non lasciare che una cosa buona vada male “, supplica Wrabel in un coro agrodolce e dolorante e come se poi quel braccio teso fosse stato stretto, “nothing but the love” è una celebrazione e un abbraccio disinibito: è forse il momento più vicino all’euforia di Wrabel in un decennio di songwriting professionale. 
Dinamica e appassionata, la canzone rivela fiducia, impegno, comprensione e accettazione, quelle cose che spesso cerchiamo nelle nostre relazioni, nel nostro vivere, nelle nostre passioni e affetti.
Insieme, queste due canzoni sembrano quasi tirar fuori Stephan e non solo Wrabel. “Love Is Not A Simple Thing To Lose” conclude questo viaggio, atterrando e aprendo gli occhi, si tratta di una rottura e l’inizio di una nuova relazione.
È una canzone molto privata che anche lo stesso artista ha ammesso sia stata come un foglio del proprio diario segreto difficile da strappar via.
C‘è qualcosa in queste nuove canzoni che si tuffa più in profondità e vola più in alto di quanto non abbia mai volato prima, come se si salisse su di un aereo per un viaggio senza destinazione, trasportato solo dai sentimenti e dall’accettazione di questi ultimi, rendendo consapevole chi ci viaggia che nel bene e nel male dobbiamo abbracciare tutto: il dolore, la felicità, la fine, la lontananza, noi stessi così come siamo.
Atterrare ed essere pronti per ripartire, ancora una volta.