[INTERVISTA] intervista a Dema – cantante dei TALCO MASKERADE – in attesa del live del 3 ottobre a Bologna

Domenica 3 Ottobre al Link In Park di Bologna i TALCO MASKERADE si esibiranno dal vivo.

Dopo un anno e mezzo questo progetto parallelo della band veneta racconta il mondo dei Talco e come hanno affrontato questi mesi difficili sopra e sotto al palco.

Abbiamo intervistato in esclusiva Dema, cantante del gruppo.

  • Cosa stavate facendo come Talco nel momento in cui le cose si sono dovute fermare inevitabilmente all’inizio del 2020?
    Eravamo di ritorno dalla registrazione di “Videogame”, il disco elettrico che si pensava di far uscire verso settembre-ottobre dello stesso anno. Sfortunatamente di lì a una settimana è iniziato il lockdown e, nel momento in cui ci siamo resi conto che la cosa sarebbe durata a lungo, senza grosse certezze a livello organizzativo, abbiamo deciso di rinviare l’uscita a momenti migliori. Oltre a cosa stavamo facendo ricordo perfettamente come stavamo: eravamo reduci da cinque sei anni di tour continui ed eravamo molto stanchi. C’era nell’aria l’idea di un anno sabbatico per ricaricare le pile e ripartire col disco nuovo, ma, essendo anche il nostro lavoro oltre che una passione, un anno ci sembrava lungo ed è sempre rischioso, per chi non è abituato a una vita sedentaria, poter convivere con un momento statico. In realtà questo periodo ci ha insegnato molto. Personalmente ne avevo estremo bisogno: più e più volte una forte ansia da stressnel 2019 mi aveva fatto vacillare e, per la prima volta nella mia vita, mi sono chiesto se valesse ancora la pena provare questi sentimenti negativi nei confronti della mia vita e delle mie passioni per cui avevo dato tutto me stesso. Quindi mi sento di dire che la pandemia è stata, pur nella sua evidente tragicità, un anno sabbatico forzato, accolto a braccia spalancate dal sottoscritto, e mi ha permesso di rinviare quegli interrogativi a momenti di serenità più stabili, dando poi la risposta migliore per il mio presente e futuro: che ne varrà sempre la pena.

  • Come avete ideato Talco Maskerade? Quali sono le principali differenze tra l’esperienza live di un concerto dei Talco e un concerto Talco Maskerade, per chi vi partecipa? E affinità?
    Talco Maskerade era qualcosa che si provava a fare da molto tempo, ma era stato messo da parte alla prima presa di coscienza di una certa immaturità da parte nostra. Non volevamo fare un progetto acustico anacronistico caratterizzato da stupida imprudenza e presunzione, ma qualcosa di più naturale e per i nostri ascolti e le nostre possibilità. Una decina di anni dopo averlo accantonato, ci siamo resi conto che i nostri limiti non ci incutevano più timore e li abbiamo portati con noi, mettendoci in gioco e tentando di superarli. Questo ci ha aiutato a capire che osare è importante per migliorarsi, ma anche che pretendere troppo da noi potrebbe rinviare momenti che riteniamo importanti. È un progetto nato durante la pandemia in maniera totalmente casuale. Ero da solo a casa, pensando al mio futuro con i Talco e al bisogno di riempire le mie giornate di lockdown di tutto quello che la frenesia dei tour mi aveva costretto ad accantonare. Uno di questi era il progetto di una sceneggiatura che riprendesse la storia raccontata sul disco “Silent Town”. Non sapevo se sarebbe stata una sceneggiatura da teatro, cinema, o animazione, non lo so tuttora, ma avevo già scritto 6-7 pezzi. Alla richiesta di alcuni concerti acustici, abbiamo pensato che in quel momento avremmo potuto riprovarci, più naturalmente, grazie al fatto che avremmo avuto la possibilità di fare un disco con queste 6-7 canzoni, tutto registrato da noi in totale clima diy. Di lì è nato gradualmente Talco Maskerade. La differenza rispetto ai Talco….è come se le nostre due anime principali, quella punk-rock e quella folk cantautoriale, si fossero scisse, pur influenzandosi l’una con l’altra. Fa tanto Harry Potter detto così, però lasciamelo passare ahaha. Maskerade risulta sicuramente più intimo, ma senza abbandonare la parte più festiva dei Talco. L’obiettivo insomma era far nostra l’atmosfera dei posti a sedere data dal momento, ma cercando di far divertire ugualmente la gente ispirandole comunque una certa voglia di muoversi, alternata a momenti più di puro ascolto. Non potevamo pensare ad un concerto agli antipodi rispetto ai Talco, il nostro spirito è quello di cercare di creare sempre una festa, ma l’aspetto folk è naturalmente più marcato. Altra cosa a cui non abbiamo mai pensato minimamente è considerare Maskerade come una toppa, sarebbe stata una mancanza di rispetto nei confronti della gente che ci segue e soprattutto una mancanza di onestà nei nostri confronti. Volevamo creare qualcosa nelle nostre possibilità e nei nostri limiti ma che valorizzasse il nostro desiderio di provarci.

  • Ci sono cose che avete messo in campo come Talco Maskerade che vorrete mantenere una volta che potrete tornare a proporre lo spettacolo dei Talco così come il vostro pubblico lo conosce?
    Non ci abbiamo ancora pensato ufficialmente, ma come ti dicevo prima i due progetti si influenzano a vicenda, quindi qualcosa sicuramente si noterà. Vero anche che abbiamo deciso di dedicarci a due progetti paralleli per valorizzare tutti i generi che amiamo. Una via di mezzo insomma. È chiaro che dal punto di vista dei testi, si mescoleranno molto in un concept omogeneo, stavamo pensando, dopo i tre album sulla’Italia (La Cretina Commedia, Gran Gala, Silent Town), di aprire una nuova storia con dischi sia dei Talco che di Maskerade. Vediamo se verrà fuori qualcosa di soddisfacente.

  • Ricevete numeri riscontri positivi dall’estero (Germania e Spagna su tutti). Come è il vostro rapporto con l’Italia? Vi piacerebbe suonare di più da queste parti?
    Certo che ci piacerebbe suonare di più. In Europa possiamo fare 60-70 concerti all’anno con un felice riscontro, che ci permette una programmazione delle nostre vite e dei nostri sogni in modo più sistematico. Ed è un incentivo in più per provarci in Italia. Ci abbiamo provato molte volte e credo che solo ora con Trivel abbiamo una volontà di fare le cose come piace a noi, in totale libertà e senza grossi discorsi, ahinoi, un po’ troppo inconcludenti con cui abbiamo avuto a che fare troppo spesso in collaborazioni precedenti. Il nostro primo tour nel 2004 è stato all’estero. E in quel periodo la scena punk italiana era purtroppo al canto del cigno da un bel po’, in un sistema organizzativo precario, e che assomigliava molto al clientelismo politico di quegli anni. Per noi, poterci rivolgere ad un clima più aperto per le bands nuove, rispetto al nostro paese, è stato un toccasana, e di lì le cose sono cresciute con molto sacrificio e grandi soddisfazioni. Ora ci si riprova con l’Italia e sono sicuro che di nostro metteremo la passione che abbiamo sempre portato con noi.

  • Parlando di concerti in Italia: il 3 Ottobre sarete a Bologna al Link In Park (ingresso gratuito, per i più distratti!). Come vi state preparando a questo concerto? Cosa potremo aspettarci da una serata in compagnia di Talco Maskerade?

Alterneremo pezzi di Locktown, ad altri pezzi riarrangiati in chiave acustica, in un set che cerchiamo sempre di pensare in chiave Talco, un climax che parte da momenti più tranquilli fino a ritmi più tirati. Speriamo che piaccia alla gente perché ci teniamo molto a questa nuova scommessa.

  • Che cosa potete svelare dei vostri progetti futuri?

Ti potrei dire tutto, ma non so se gli altri mi fanno fuori ahahaha. Beh, sicuramente uscirà Videogame, verso la fine del 2022, tempo necessario per assicurarci che la situazione degli eventi ci permetta di programmare di più rispetto a questo ultimo anno e mezzo (che comunque siamo riusciti a gestire, non ci possiamo lamentare). Abbiamo un paio di sorprese per le quali mi sento davvero fiero. Ti posso dire anche che oltre a Locktown e Videogame, ho scritto altri pezzi sia dei Talco che di Maskerade e mi piacerebbe provare a farli uscire, sperando di non avere i miei soliti ripensamenti…ma ci ho fatto il callo da 16 anni, ogni volta che faccio un pezzo e ne sono entusiasta, il giorno dopo comincio a farmi paranoie. Sarà un bel biennio di uscite e tour, di questo ne sono certo.