[INTERVISTA] parliamo con i Nightwatchers, il gruppo punk rock francese, in attesa dell’uscita di Common Crusades

I Nightwatchers sono un gruppo punk francese dai testi importanti e profondi, che spesso mettono a nudo problematiche della società francese, con occhio critico e costruttivo.

Stanno per pubblicare un nuovo album, “Common Crusades” e abbiamo deciso di fare due chiacchiere con Julien Virgos, portavoce e membro fondatore della band.

1) Potete descrivere il suono del vostro prossimo album a qualcuno che non ha mai avuto la possibilità di ascoltare la vostra musica?

Se non ci hai mai ascoltato, potrebbe essere descritto come un mix tra band come Red Dons, Radioactivity, Mass Hysteri, Eagulls, Sad Lovers & Giants… Punk cupo e malinconico. Credo che questo nuovo album si inserisca nella continuità di La Paix ou le Sable, esplorando un po’ di più alcuni orientamenti post punk. La registrazione con Mathieu Zuzek è andata abbastanza bene. Abbiamo lavorato con lui prima, conosce il nostro sound e capisce cosa vogliamo e non vogliamo. Siamo super felici del risultato, siamo tutti d’accordo nel dire che è la nostra migliore uscita finora.

2) I primi singoli dell’album sono canzoni dai contenuti politici che trattano del colonialismo e delle sue conseguenze dalla prospettiva dei cittadini francesi. A che punto è il dibattito sul colonialismo in Francia al momento?

Negli ultimi anni il cursore politico si è chiaramente spostato verso la destra conservatrice, in Francia come nel resto d’Europa. L’attuale governo ha deciso di fare della lotta contro l'”islam radicale” o “islam politico” una priorità, in nome della coesione nazionale e dei “valori della Repubblica francese”. Dal nostro punto di vista, questa lotta si inserisce nella continuità della storia coloniale della Francia, in particolare nel contesto algerino. I nostri governi hanno sistematicamente cercato di imporre lì dei valori cosiddetti “universali”, sostenendo che la pratica dell’Islam è incompatibile con essi. Non si parla molto di colonialismo in Francia al momento, ma sempre più persone cominciano a sottolineare un’eredità postcoloniale che il nostro governo rifiuta di riconoscere. Rifiutano ancora di prendersi la colpa e di affrontare la loro responsabilità storica sui crimini che abbiamo commesso in nome dell’Universalismo ad Haiti, in Indocina, in Algeria, in Camerun e così via.

3) Quanto è difficile scrivere canzoni punk oneste dopo che il punk rock esiste da circa 4 decenni? Cosa rende una canzone punk una buona canzone?

Una cosa che mi piace del punk rock è che è molto istintivo, secondo me. Non c’è bisogno di “conoscere” la musica per suonare in una band punk. Io non so un cazzo, non so leggere. Questo è quello che ho trovato eccitante. Una buona canzone punk è una canzone che viene istintivamente, direi, dalle tue viscere. Un altro aspetto è scrivere testi onesti, quando praticamente tutto è stato detto prima. È qualcosa a cui ho pensato molto quando abbiamo iniziato la band. Non volevo continuare a scrivere le stesse canzoni noiose, come “questa è contro la polizia”, “questa contro la religione”, “questa contro il fascismo” e blablabla. Per me è molto complicato scrivere qualcosa di interessante con quel tipo di formato one shot. Questo è il motivo per cui ho cercato di attenermi a un tema e scavare il più a fondo possibile. Non sto dicendo che questo è il modo giusto per farlo, solo il modo che ho trovato per mantenerlo interessante, o almeno intrigante.

4) Com’è la situazione della musica dal vivo in Francia al momento? Pensi che i tour e gli spettacoli possano tornare presto a pieno regime da quelle parti?

Non abbiamo suonato nessuno show dal marzo 2020. In questo momento sta tornando alla normalità apparentemente, ma non ho assistito ad alcun concerto finora. Saremo felici di suonare di nuovo, ma non vogliamo avere fretta. Non aveva senso per noi suonare per persone sedute sulle sedie o con un casino di restrizioni, quindi aspetteremo fino a quando potremo suonare in circostanze “normali pre-covid-19”. Credo ci che si stia avvicinando… Non so per le mascherine e i pass sanitari, forse ci vorrà più tempo prima di salutarli. In realtà stiamo progettando un release party a dicembre a Tolosa per Common Crusades, quindi sarebbe il nostro primo show. Poi cercheremo di andare in tour verso aprile, forse un paio di concerti con i Rotten Mind, ma niente è confermato finora.


5) L’Europa ha molti ottimi artisti che faticano a competere con le band statunitensi e canadesi in termini di riconoscimento internazionale. Quali altri gruppi europei pensi che dovrebbero attirare la nostra attenzione (punk rock e non-punk rock, se vuoi)?

Penso che la scena punk europea sia a volte un po’ trascurata, sì. In realtà ci sono un sacco di band che amo da queste parti, quindi è difficile fare una lista, ma alcuni dei primi che mi vengono in mente sono: Rata Negra, Marmol, Arrotzak, Accidente, Futuro Terror, Chubby and The Gang, Chain Cult, Rotten Mind, Tomma Intet, Années Zéro, Litige, Cuir, Syndrome 81, Litovsk, Zone Infinie, Kronstadt, Oi Boys… Ascoltali se non l’hai ancora fatto.

6) Cosa vorresti ottenere con il tuo nuovo album “Common Crusades”?

Che lo ascoltiate ancora e ancora e che vi rimanga in testa. Che diate un’occhiata ai testi e al loro significato. Non abbiamo obiettivi specifici, altrimenti. Finché possiamo andare in tour e suonare le canzoni dal vivo, incontrare nuove persone, suonare in nuovi posti, rivedere i nostri amici sulla strada, questo è tutto ciò di cui abbiamo bisogno.