7 minuti 2 mesi

Mr Woland è un progetto caratterizzato da riff feroci, batterie martellanti e voci grintose, ma soprattutto tanto, tanto carattere.
Hanno pubblicato il loro secondo album “Burn The Streets Again” sotto questo nome, ma non si può dire che siano appena approdati sui palchi.
Alle spalle, tanta esperienza che da spinta alla voglia di creare musica oggi… ai volumi più alti possibili!

Li abbiamo intervistati in esclusiva per Dafenproject!

 

 

Come sono nati i Mr Woland e da dove prendono il nome?

Sono nati nell’estate del 2017 da un’intuizione di Millo e dal desiderio comune di fare musica originale, con un tiro punk e sonorità hard rock, per suonare quanto più possibile dal vivo e portare in giro la parola di Woland.

Il nome della band è preso dal professor Woland, personaggio chiave del romanzo “Il Maestro e Margherita” di Michail Bulgakov. E’ il diavolo sotto mentite spoglie – Woland è uno dei suoi nomi germanici – che porta scompiglio nella Mosca sovietica degli anni ‘30, riscattando il destino dei protagonisti.
Woland è tornato, scegliendo noi cinque anime perse per diffondere il suo verbo a suon di faster louder rock&roll.

Non siete musicisti di primo pelo. Avete altri progetti alle spalle? Cosa avete portato di essi nel progetto Mr Woland?

Siamo diversamente giovani in effetti e ognuno di noi ha diverse esperienze musicali alle spalle e almeno un paio di decenni di concerti con varie band della zona di Padova e Venezia. Tiz negli anni ‘80 ha suonato…

E’ un bagaglio che ci influenza quotidianamente nella nostra veste artistica ma non c’è un’influenza diretta e profonda di questi progetti nella musica di Mr Woland.
In ogni caso, il modo di interpretare il proprio strumento e di vivere il palco discende da quelle esperienze, che quindi risultano preziose per ognuno di noi

Il vostro album di debutto “Kerigma” è distante rispetto alle sonorità del nuovo album “Burn The Streets Again”. Come è stata maturata questa variazione stilistica? È stato un processo lento o repentino?

Il primo disco è uscito di pancia, da una forte esigenza espressiva, senza tanti fronzoli e in pochi mesi di prove in cui abbiamo definito il nostro stile. Con Burn the streets again la gestazione è stata diversa e decisamente più lunga.
Parte del materiale era in via di formazione poco dopo l’uscita di Kerigma e l’idea di tutti era di spingerci più in là sul lato dell’oscurità, sia nelle musiche sia nei testi, senza comunque snaturarci.
Considerando tutto ciò che è successo nel mondo tra 2020 e 2021, è stato un bisogno premonitore.
La pandemia e il lockdown hanno rallentato e diluito il processo di produzione del nuovo album.
Questo ci ha dato però l’occasione di dedicare più tempo alla cura dei dettagli e di dare spazio ad altri strumenti e musicisti che hanno collaborato con noi per espandere il sound della band in alcune canzoni.

Quali sono le sonorità che secondo voi costituiscono l’anima del vostro nuovo album? Ci sono riferimenti più o meno evidenti ad altri gruppi che vi piacere pensare come fonti di ispirazione?

Come sonorità siamo molto legati alla scena scandinava, sia per quelle più smaccatamente rock&roll o punk-glam sia per quelle più death punk, che in questo album sicuramente predominano.
Avendo sensibilità diverse non mancano anche passaggi più hardcore oppure metal, come anche soul che emerge in alcuni brani del disco.

Le fonti di ispirazione principali per questo album a livello di sonorità si possono trovare in gruppi come Turbonegro, Danzig, Glucifer o Motorhead, carichi di oscurità e laceranti, specialmente pensando ai loro pezzi più sentiti e sofferti.


Attingete da vari generi musicali. Pensate che la suddivisione netta tra di essi sia da superare oppure ritenete che siano importanti per definire il target di pubblico al quale ci si rivolge?

La suddivisione in generi è utile in un negozio di dischi o per farsi una playlist.
Perfino in certi festival molto specialistici a volte non è poi così netta.
Detto ciò, sappiamo bene cosa stiamo facendo come band e speriamo di portarlo dal vivo e con i nostri album a quante più persone possibile. Il genere in sé non è determinante per noi, conta molto di più l’attitudine.
Non ci importa cosa ascolta il pubblico, se amano la musica fatta con passione possono ritrovarla in Mr Woland.


Avete presentato il nuovo album con il singolo “Tick Her Off”, con un video dall’immaginario violento, ma che poi sfocia in un messaggio di rivalsa che chiude il cerchio del contesto in cui il brano si sviluppa.
Quale è il nocciolo del discorso riguardo questo singolo e i suoi contenuti? E come mai lo avete scelto come portabandiera del disco, dal punto di vista meramente musicale?

Il singolo parla del bisogno di emancipazione da schemi ormai superati, in particolare dei giovani nei confronti delle vecchie generazioni. Nella canzone la protagonista trasgredisce le regole, anche rischiando di mettere in pericolo lei e altre amiche, per crescere come persona. Nel video riesce a superare lo schermo/incubo sconfiggendo l’aggressore dopo ripetute sconfitte.
Tick her off significa “dalle una ramanzina” ma anche “spuntala” (da una lista, ad esempio di un locale o una festa) e questo arricchisce il contesto e il significato del brano.
Fin dalle prime prove ha preso una forma ben definita e ci è piaciuta per l’incedere molto ritmato della strofa e il ritornello trascinante.
Abbiamo deciso di farne il singolo di lancio perché pezzo di sicuro impatto e che esprime desiderio di ribellione.

Cosa avete in cantiere al momento? Quali sono i piani per il futuro prossimo e per quello più distante?

Cercheremo di portare in giro il più possibile il nuovo album in Italia e nel 2023 torneremo a suonare in Spagna, dove siamo già stati tre anni fa.
Stiamo producendo un secondo video che uscirà per fine ottobre.
In autunno vogliamo anche iniziare a scrivere nuovo materiale, insomma non dovrebbero mancare gli stimoli.