[RECENSIONE] Ritorno al viaggio con Leonardo Angelucci

Recensione a cura di Alessia Carolina De Rosa

“Manifesto canzoni”, no non è l’incipit di qualche concerto all’aperto, ma il titolo del nuovo album di Leonardo Angelucci, romano classe 91′.
Il cantautore solista non è passato di certo inosservato sulla scena musicale, e non mi riferisco alla sua straordinaria capigliatura afro…

Tra numerosi concerti, premi vinti (come “Nuovo Imaie“), l’album di debutto nell’ottobre 2018 intitolato “Questo frastuono immenso” e un romanzo pubblicato (“Luna, ovvero Nessuno” edito da Phasar Edizioni), la produzione e l’attività artistica di Leonardo si palesa come un fiume in piena.

Il 4 giugno esce appunto “Manifesto Canzoni“, un mini-album distribuito dall’etichetta Goodfellas e realizzato alla Stra Studio di Roma da Giorgio Maria Condemi.

L’opera è essenziale, composta da sole quattro canzoni il cui titolo è già leggibile sull’artwork della copertina ad opera di Giuseppe Bravo.

Quattro canzoni appese al muro” così le descrive Leonardo; quattro canzoni che sintetizzano ed esternalizzano la passione, l’impegno, la dedizione ma anche le emozioni negative provate dall’artista durante questo passato “Annus horribilis”.

Il viaggio, la ricerca interiore e l’amore inteso anche nella sua accezione carnale sono i topoi dell’album immersi in un leitmotiv temporale: il costante passaggio tra presente, passato e futuro.

Il primo brano che si presenta è Budapest, dall’intro accattivante quasi gipsy che prosegue poi con uno stile indie rock e rimandi anni ’90.

Protagonista del brano sempre il viaggio, tra esperienze vissute e mete future da raggiungere; “solo la morte non fa ritardo ma per tutto il resto c’è ancora del tempo“, come dargli torto?

Passando alla seconda canzone, Geografia, una ballad dai toni moderni e con contaminazioni elettroniche, ci si sposta dall’esplorazione di città internazionali a quella del corpo attraverso l’amore carnale: un viaggio alla scoperta della sensualità e dei luoghi segreti dell’amore.

Più aggressiva è Unghie, penultima canzone dell’album, caratterizzata da un’alternanza di chitarra distorta e clean, con l’aggiunta del sintetizzatore.

I temi qui sono la distanza e la separazione, espressi con un cantato oscillante tra il rap e il parlato.

Quarto e ultimo manifesto è Hennè, che in realtà è il primo singolo del progetto musicale di Leonardo dal punto di vista cronologico.

“Hai mai guardato in faccia la tua solitudine?”, così esordisce il brano dal testo introspettivo, psicologico accompagnato da una musica stile film fantascientifico anni 80′ con tastiere, bassi distorti, sintetizzatore e drum machine ma anche una semplice chitarra acustica che fa capolino in certi momenti del pezzo.

Il suo ritornello vi si fisserà nella mente come un mantra buddista:” Vivere è non pensare, vivere è non pensare, vivere, vivere…